STORIA PROIBITA DI UNA GEISHA PDF

No, non chiamiamole geisha, chiamiamole geiko. Fama decisamente non voluta, dato che sembra che avesse accettato di lavorare con lui a patto che la sua collaborazione non fosse resa nota. Invece Golden la cita nei commenti e in molte interviste. Una storia vera, dice provocatoriamente il sottotitolo della versione italiana.

Author:Dotilar Arashigar
Country:Anguilla
Language:English (Spanish)
Genre:Medical
Published (Last):5 November 2007
Pages:118
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ISBN:353-5-36121-560-1
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A detta di molti sono stata la miglior geisha della mia generazione. Sicuramente sono stata quella di maggior successo. Mi chiamo Mineko. Lo ricevetti a cinque anni. Mi venne dato da colei che era a capo della famiglia di donne che mi crebbe nel rispetto della tradizione delle geishe. Di cognome quella famiglia fa Iwasaki. Gli eventi che accaddero quando avevo solo tre anni mi convinsero che era quello il mio destino.

Mi trasferii nella casa di geishe Iwasaki a cinque anni e iniziai il mio apprendistato artistico quando ne avevo sei. Adoravo la danza. Ero determinata a diventare la migliore, e ci riuscii. In senso letterale. Un peso notevole. Mi sposai e misi su famiglia. Qui partecipiamo regolarmente a feste private riservate a gruppi selezionati di clienti. Le esibizioni di danza sono spettacolari e radunano un pubblico entusiasta da ogni parte del mondo.

Il Miyako odori ha luogo nel mese di aprile nel nostro teatro, il Kaburenjo. Spero che la mia storia possa mostrarvi cosa voglia dire realmente e riesca a dare testimonianza di questa componente unica della storia culturale del Giappone. Prego, venite con me in un viaggio attraverso lo straordinario mondo di Gion Kobu. Capitolo 1 Credo ci sia una grande ironia nella professione che ho scelto.

Bizzarro, vero? Effettivamente, se non fossi entrata nel karyukai penso che sarei diventata una monaca buddista.

Se guardo indietro nella mia vita mi accorgo di essere stata veramente felice solo quando vivevo con i miei genitori. I miei genitori erano profondamente innamorati. Erano una coppia interessante. Mia madre veniva da una famiglia di pirati che si erano dati alla medicina e si erano arricchiti.

Mio padre era alto e magro. Ma anche molto severo. Bassa, rotondetta, con un viso graziosamente tondo e un seno generoso. Era dolce quanto mio padre era rigido. Lui si chiamava Shigezo Tanakaminamoto Tanakanimamoto no Shigezo, secondo la forma classica giapponese , lei Chie Akamatsu. La stirpe dei Tanakaminamoto conta cinquantadue generazioni. La famiglia ascese attraverso varie posizioni di alto livello, compresa quella di geomante di corte e ufficiale dei santuari e dei templi.

A quei tempi, anche il mio bisnonno, Tanakaminamoto no Sukeyoshi, era pronto per un cambiamento. Le radici della mia famiglia affondavano profondamente nel suolo natio. Il mio bisnonno non voleva andarsene. In quanto capo della famiglia prese la grave decisione di restituire il suo titolo e unirsi alle fila dei cittadini comuni.

Nella vita di tutti i giorni la famiglia usa oggi la forma abbreviata di Tanaka. I possedimenti di famiglia comprendevano una vasta area a nord-est di Kyoto, dal santuario Tanaka a sud, fino al tempio Ichijoji al nord, per una superficie complessiva di migliaia di acri. Il mio bisnonno e i suoi discendenti non si ripresero dal tracollo.

Mia madre faceva parte della famiglia Akamatsu. Nei tempi antichi, gli Akamatsu erano stati leggendari pirati che avevano infestato le rotte commerciali nel Mare interno fino alla Corea e alla Cina. Avevano accumulato in modo del tutto illecito un patrimonio che stavano cercando di trasformare in ricchezze legittime ai tempi in cui mia madre venne alla luce. Gli Akamatsu non avevano mai servito nessun daimyo, ma loro stessi disponevano del potere e dei mezzi per governare il Giappone occidentale.

Avventurandosi in cerca di fortuna tra luoghi e merci straniere, accumularono una notevole esperienza sulle piante medicinali e la loro preparazione. Mia madre e mio padre erano entrambi artisti. Mia madre amava i kimono. Alla fine mio padre la mise incinta della mia sorella maggiore.

A quel tempo mio padre aveva un gran successo e guadagnava molto. Le sue creazioni gli fruttavano alti compensi e lui riusciva a portare a casa ogni mese una cifra di tutto rispetto. Tuttavia versava la maggior parte di questi guadagni ai propri genitori, che erano quasi del tutto privi di risorse. Negli anni Trenta, tuttavia, avevano esaurito la maggior parte dei loro risparmi.

Alcuni degli uomini si erano cimentati con la professione di poliziotto o con quella di domestico, ma nessuno era stato in grado di tenersi un lavoro abbastanza a lungo. Il problema era semplicemente che non erano abituati a lavorare per vivere. Sostanzialmente, avevano bisogno di soldi. Non era una situazione felice. Era stata offensiva con lei sin dal principio, criticandola di continuo per i suoi antenati plebei. Fra gli Akamatsu si annoveravano alcuni noti criminali e mia nonna si comportava come se le origini di mia madre fossero corrotte.

Le dava la caccia per tutta la casa. Era uno spettacolo bizzarro e spaventoso. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. I nomi delle bambine erano Yaeko e Kikuko.

Yaeko aveva dieci anni e Kikuko otto. Avrebbero studiato le arti tradizionali, etichetta e portamento e sarebbero state sostenute in ogni fase della loro carriera. Una volta divenute geiko mature sarebbero state indipendenti, tutti i debiti sarebbero stati cancellati e i soldi che avrebbero guadagnato sarebbero rimasti in loro possesso. La sua rabbia e la sua amarezza durano tuttora.

I miei genitori si trasferirono con mio fratello maggiore in una casa a Yamashina, nella periferia di Kyoto. Negli anni successivi, mia madre diede alla luce altri otto figli. Mi chiamarono Masako. A quel che ricordo il mio nucleo familiare era composto solo da dieci persone. Non sapevo che ce ne fossero altre tre. La nostra casa era spaziosa, un vasto susseguirsi di spazi irregolari. Ci si avvicinava alla casa tramite un ponticello di cemento che passava sopra il canale.

Tutti i miei fratelli dormivano al piano superiore. Io, invece, dormivo sotto, con i miei genitori. Mi ricordo di un certo episodio con grande allegria. Accadde durante la stagione delle piogge. Il cespuglio di ortensie vicino allo stagno era in fiore, un blu pieno di luce che si armonizzava con il verde degli alberi. Era un giorno di quiete assoluta. Misi le mie cose su un ripiano vicino alla cassapanca di mogano. Trovai il tutto molto divertente. Correvamo per tutta la casa mangiando i dolci.

Adesso fuori di qui e fate un buon lavoro! Tutti volevamo saperlo. La sera prima avevamo mangiato solo quei due dolcetti alla fragola ed eravamo troppo affamati per riuscire ad addormentarci.

Stavamo morendo di fame. Dopo aver ricevuto i rispettivi ordini, i miei fratelli e le mie sorelle maggiori uscirono e tornarono con riso e legna da ardere. In quel momento fui felicissima di avere tanti fratelli e sorelle e accettai con riconoscenza la polpetta di riso che mi venne offerta. Un altro giorno, andai a dare da mangiare ai polli e a prendere le uova, come al solito. La chioccia si chiamava Nikki.

Questa stupida bestia ha dato una beccata alla nostra cara Masako. Tutti noi facemmo finta che lo fosse. La cena di quella sera fu stufato di gallina, fatto con la sfortunata Nikki. Io non riuscii a mangiare. E poi recitai una breve preghiera. Scavammo una grande buca e portammo fuori dalla cucina ogni arnese — pentole, padelle e piatti — e ammucchiammo tutto nel buco.

Stavamo giocando vicino al forte segreto di mio fratello. Il ramo si ruppe e io precipitai nello stagno di fronte casa nostra.

E se prendessi un raffreddore? Come dovrei fare?

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